Osimo, incontro sull'Isis con l'ex Ministro Mauro

«Noi paghiamo il costo di non aver realizzato l’Europa sul serio fin dal ’54, per ritrovarci oggi senza un esercito e con una politica estera che ci rimanda indietro nella trattativa della storia. L’Europa è totalmente inefficace rispetto allo scenario che c’era ieri, figuriamoci oggi che l’Isis ce l’abbiamo in casa. E per 50 italiani mandati a combattere all’estero, ce ne sono centinaia qui che sono pericolosi. C’è una concreta responsabilità della comunità internazionale e ognuno di noi ha il dovere di distinguere tra il bene e il male. L’Isis è male. Per me è chiaro quello che si deve fare: fermare l’Isis. Compreso questo, dobbiamo incamminarci sulla strada giusta”.
Sono le parole dell’ex Ministro della Difesa e attuale senatore Mario Mauro, arrivato ieri ad Osimo per parlare al convegno intitolato: “Isis, quale futuro per l’occidente?”. E per il senatore è molto chiara la risposta: «Non dobbiamo sottometterci a qualunque ingerenza». Parole che hanno infiammato il pubblico, strappando applausi a tutti coloro che ieri sera sono intervenuti al chiostro di San Francesco per assistere all’evento, voluto e organizzato  dall’associazione culturale Ju-Ter Club come evento "fuori calendario" del Festival del Giornalismo di Inchiesta delle Marche. 

Mauro ha messo in guardia dall’eccesso di superficialità con cui si sta affrontando l’argomento, mentre l’altro ospite, il giornalista e direttore del magazine “Analisi e difesa” Gianandrea Gaiani, ha illustrato la tematica con esempi concreti. «In Danimarca i figli di stranieri che sono andati a combattere in Siria, quando sono tornati non sono finiti in carcere. Li hanno inseriti in piani di recupero, alcuni si sono laureati in ingegneria, dopo aver percepito il reddito di disoccupazione mentre erano in guerra. Così non si può pensare di andare avanti».
A condurre la serata tra i due ospiti, c’era il giornalista Paolo Festuccia, che ha incalzato Mauro e Gaiani con domande sempre puntuali. Due ore di discussione che, al di là di come la si possa pensare sull’argomento, hanno regalato al pubblico un’importante e forse nuova consapevolezza: il problema dell’estremismo islamico ci tocca molto più da vicino dei parcheggi sotto casa. Ecco perchè Mauro e Gaiani hanno più volte ricordato di come si stia giocando una partita la cui posta in gioco è il futuro di un continente intero.
Da lì, si è sviscerato ogni argomento di discussione. Di come sia nato l’Isis. Delle sue differenze con Al Quaeda. E di come questo nuovo terrorismo islamico abbia "qualcosa in più": infatti punta tutto sull’istituzione del califfato e non si propone come organizzazione, bensì come Stato-nazione dell’Islam, con le sue regole e le sue istituzioni. «Tutta l’ideologia panaraba nasce in chiave nazionalista e socialista  - ha detto Mauro - Ma dalla fine degli anni ’80 prende a pretesto il nome di Dio per un progetto di potere, come i leader dei totalitarismi del 900 prendevano a pretesto il nome del popolo per il potere». E poi le slides di Gaiani, calatosi nei meandri degli attuali conflitti, hanno spiegato come, nell’estremismo, da una parte pesi l’ideologia. Ma anche di come dietro l’ideologia islamica si celino spesso interessi economici e lotte di potere molto più pressanti. Tanto che anche nella “moderna” penisola araba degli sceicchi (Yemen, Oman, Emirati Arabi e Arabia) si celi sempre il pericolo di insurrezioni. Il motivo? Secondo un recente sondaggio, il 97% dell’opinione pubblica appoggia l’atteggiamento dei califfati. «Tutto mentre gli sceicchi fanno finta di combatterli» ha ribadito l’esperto di difesa e esteri.
Ma forse, il momento il maggiore riflessione è stato quando Mauro ha raccontato la storia di tre ragazzine Indonesiane di 15, 17 e 19 anni, che mentre stavano andando alla loro scuola cattolica, sono state fermate da dei ragazzi: «Sono state decapitate sul posto perché erano cristiane. Quando ancora la polizia locale cercava di ricomporre i pezzi, è arrivato il papà di una delle 3 e ha chiesto che fossero seppellite insieme perché il loro nome era la loro fede. Questa è la storia di libertà di migliaia di cristiani morti per esser cristiani» ha detto Mauro.

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