La qualità dell'informazione. Intervista ad Enzo Iacopino

Il Presidente nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, al Festival sul giornalismo d’inchiesta a Osimo: “La legge sull’equo compenso bloccata da una pesante azione lobbistica”
Giornalismo di qualità, sfruttamento, precarietà, equo compenso e caso Sallusti: Il Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, a Osimo, al Festival sul giornalismo d’inchiesta, ha toccato tutti i temi di maggiore attualità. E ha fatto  un quadro sconcertante della professione.  A coordinare la conferenza e a porre domande al Presidente Iacopino è stato il Presidente dell’Ordine regionale, Dario Gattafoni che ha chiesto anche anticipazioni sulla posizione del Consiglio nazionale sulla proposta di legge di riforma degli ordini professionali. 

"Non nascondo la mia delusione - ha detto il Presidente Iacopino - quando è stato presentato questo schema di disegno di legge. Un documento che non ha prodotto nulla di quello che pensavamo o che avevamo proposto. Sembra palese il fatto che i legislatori non conosco  in quali condizioni in cui ci fanno lavorare.  L'unico aspetto positivo della proposta sono i corsi di aggiornamento obbligatori. I giornalisti devono stare al passo con le nuove tecnologie, devono sempre tener conto del peso che il nostro lavoro ha nei confronti delle persone su cui scriviamo, oltre che dei lettori. Cambierà anche la disciplina fino a oggi affidata ai Consigli regionali. Nasceranno i Consigli di disciplina, cioè organismi terzi rispetto agli organi eletti. Saranno comunque formati sempre da giornalisti".
Altro tema molto caro al Presidente Iacopino è l’equo compenso.
"Siamo nella società della comunicazione - ha aggiunto il Presidente Iacopino - e se ci scandalizziamo per i braccianti (uomini e donne) pagate 2 euro l'ora, perché restiamo impassibili o silenti quando ci sono colleghi, giornalisti, che sono pagati anche meno? Quelli che ci rimettono di più però alla fine sono i cittadini, perché con uno stipendio simile, se così vogliamo chiamarlo, a essere penalizzata è la qualità dell'informazione. Anche il nostro rapporto con gli editori e con la Fieg è peggiorato da quando è diventato Presidente Giulio Anselmi, che è anche Presidente dell’Ansa.  C'è sempre più bisogno di una informazione di qualità. Stiamo lavorando assiduamente sulla  legge dell'equo compenso ma c’è una forte l’attività lobbistica che, a quanto pare, sta avendo i suoi effetti".

Iacopino ha toccato anche il “caso Sallusti”. Il Presidente regionale, Dario Gattafoni, ha ricordato la vicenda Ismann, quando il giornalista del Messaggero fu arrestato e i giornali italiani uscirono con pagine bianche. Finire in carcere per un reato di opinione è certamente eccessivo.
"Ricordo - ha risposto Iacopino - che già oggi è previsto, ad esempio, l'obbligo di pulire le intercettazioni dalle cosiddette "parti terze", quelle che riportano nomi, descrizioni o fatti di persone che finiscono in un'intercettazione pur non entrandoci nulla. Pubblicando intercettazioni senza leggere e capire quello che c'è scritto diventiamo complici di chi ci vuole mettere un bavaglio. Per quanto riguarda poi il caso di diffamazione, ognuno deve rispondere delle proprie azioni. Serve un richiamo alla responsabilità, ma non può esserci "intimidazione": se un giornalista scrive qualcosa che non è corretto, ha il dovere morale, prima che giuridico, di riparare a quanto scritto. Il caso Sallusti ha dato modo alla politica di svegliarsi su un tema più generale, che non riguarda e non deve riguardare solo i giornalisti,  ma tutti. Poi resta il punto fermo: chi sbaglia deve pagare. Se non faremo riferimento alle norme etiche saranno tempi molti duri. Ci stiamo preparando a una campagna elettorale che sarà devastante..."
Torniamo al giornalismo d'inchiesta. Perché dobbiamo lasciarlo- ha chiesto Gattafoni - a Striscia la Notizia o alle Iene...?"
"Uno degli alibi - ha risposto Iacopino - è che le inchieste costano. Poi c'è il web, che è fantastico perché è un incredibile fonte di notizie, ma se si scrive una informazione falsa, quella rimane per sempre. Non c’è una regolamentazione”.
Infine la libertà di stampa. E quella di lettura. "Io vado in collera - ha concluso Iacopino - quando i colleghi rivendicano i diritti dei giornalisti. Nessuno si accorge di fare  un atto di violenza all'art 21 che non parla esclusivamente di libertà di stampa, ma dei diritti dei cittadini. Quando si evoca la libertà di stampa ci si riferisce al diritto dei cittadini di avere una stampa libera, cioè uno strumento indispensabile per una crescita democratica della nostra società. Io però preferisco parlare dei nostri doveri, del rispetto degli altri, perché anche 'i mascalzoni' hanno diritti. Le persone per bene riconoscono diritti anche ai mascalzoni".
Prima di rientrare a Roma il Presidente Iacopino ha salutato il pubblico con una citazione: "Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo".
Il Presidente regionale Dario Gattafoni ha concluso l’incontro ringraziando gli organizzatori del Festival perché hanno pensato di porre l'attenzione su una figura professionale che sembra in via d'estinzione, quella dell'inviato o, più in generale sul giornalismo di inchiesta.
“E’ un momento difficile per il nostro settore – ha detto Gattafoni – vediamo un progressivo  impoverimento delle redazioni, continui tagli e  poche risorse. E pensare che, in realtà, l'inchiesta è una delle forme più importanti di giornalismo e di informazione".