Introduzione al 1° Festival sul Giornalismo d'Inchiesta delle Marche

Il giornalismo d’inchiesta è forse il genere più difficile e nobile. Difficile perché richiede inequivocabilmente molto, moltissimo tempo e discrete capacità. Nobile perché proprio grazie al lavoro dei colleghi giornalisti si sono potute svelare “verità vere” e non solo “verità ufficiali”.
Paul Steiger, giornalista americano per 16 anni direttore del Wall Street Journal dichiarò che “il giornalismo d’inchiesta richiede molto lavoro di base, oscuro e lungo, a esito oltrettutto non garantito: storie promettenti si rivelano spesso buchi nell’acqua”. Certo è che le inchieste si differenziano da qualsiasi altro genere giornalistico perché richiedono una lunga attività di scavo, di ricerca e verifica delle informazioni; attività che non si sposano con la velocità e l’attualità diciamo che caratterizzano tutti gli altri generi giornalistici.

Madre – passatemi il termine – di tutte le inchieste potrebbe forse essere considerata quella di Tommaso Besozzi detto Tom, giornalista de “Europeo” che negli anni Cinquanta andò in Sicilia e raccontò a tutti come era veramente morto Salvatore Giuliano, detto Turiddu, il capo dei separatisti siciliani. Tutti, o almeno gli “addetti ai lavori” ricorderanno l’attacco del suo pezzo “Di sicuro c’è che è morto”.
Occorre poi ricordare altre importanti e meritevoli inchieste, quali quella sullo scandalo Lockheed, l’inchiesta Watergate dei giornalisti Bob Woodward e Paul Bernstein che portò nel 1974 alle dimissioni del presidente Nixon. In Italia non va dimenticato l’articolo, pubblicato su L’Espresso, sullo scandalo Sifar o le inchieste sui mandanti e gli autori della strage di Piazza Fontana a Milano oppure sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana, che sarebbe stata rapita dalla banda della Magliana (appuntamento in calendario). E ancora, tra le inchieste più recenti, non va dimenticata quella di “Repubblica” sui vizi dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Non tutti i giornalisti possono fare inchieste. Potere nel senso di “essere in grado”, non certo di averne la facoltà. Gianpaolo Pansa, giornalista e scrittore di innumerevoli titoli, diceva che “per fare un’inchiesta serve un giornalista preparato” opinione confermata poi dal giornalista Alberto Papuzzi il quale sostiene che “per condurre una buona inchiesta bisogna possedere una padronanza di tutti gli altri generi giornalistici, non per niente è considerata il banco di prova del giornalista maturo”. Qualcuno sostiene che il giornalismo d’inchiesta è pressoché morto. Difficilmente i giornali, soprattutto i locali, pubblicano o autorizzano i propri giornalisti a svolgere attività d’indagine e quindi a seguire e poi pubblicare il lavoro d’inchiesta. Una triste opinione condivisa persino da Ferruccio De Bortoli, direttore de “Il Corriere della Sera” che affermò “diciamo che non c’è nessuna spinta da parte dell’editore, anzi, diciamo che c’è una spinta contraria, perché generalmente sono inchieste che disturbano. (…) Non ho ancora conosciuto un editore che si lamenti perché si fanno poche inchieste. Anzi”.